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“Abbiamo tutti una grande responsabilità”

Paolo Ruggeri, Vicepresidente di Baker Hughes – Nuovo Pignone nonché Presidente di ACSI – Associazione per la Cultura e lo Sviluppo Industriale che ha ideato e gestisce BiG Academy, ne racconta la genesi e manda il suo augurio al gruppo di 25 selezionati che formeranno la I classe 2021.

Come è nata “BiG Academy”?

E’ nata dall’ascolto. Nel 2019 sono stato nominato Vicepresidente di Baker Hughes -Nuovo Pignone con la responsabilità di seguire e curare le relazioni istituzionali. Dal dialogo, dal confronto e dai vari incontri fatti con il Comune di Firenze, l’Università, la Regione e poi con altre grandi aziende internazionali che in Toscana hanno una presenza importante (El.En Group, KME, Leonardo, Thales, che poi insieme all’Università di Firenze e a Baker-Hughes – Nuovo Pignone sono diventate soci fondatori di ACSI), è emerso un bisogno e una missione comune: sviluppare, arricchire, incrementare le competenze manageriali diffuse sul territorio.

Qual’è la visione di fondo?

Vogliamo che i rapporti tra la grande industria ed in generale il tessuto delle PMI (a partire da quelle insediate nel territorio e da quelle che fanno parte delle nostre filiere) si mantengano proficui, sani e sulla stessa lunghezza d’onda. Il livello di competenze è importante per poter parlare tutti la “stessa lingua”, riuscire a fare sistema e, insieme, tenere alta la competitività del nostro comparto industriale.

Che cosa significa nel concreto fare un progetto di rete?

Significa in estrema sintesi andare incontro ai bisogni ed agli interessi di tutti: grande industria, PMI, policy makers e Comunità in senso lato. Si tratta di mettere il territorio al centro e non i singoli attori; mettere a sistema risorse e generare sinergie. Per questo è stato di estrema importanza e determinante il supporto di un’istituzione storica e molto attenta a queste tematiche come Fondazione CR Firenze.

Una scelta questa, ispirata da obiettivi di business o di responsabilità sociale?

Entrambe le cose. Certamente è una questione di business, perchè la qualità della supply chain incide direttamente sulla capacità di costruzione del valore. Bisogna poi considerare che ormai la nuova manifattura mondiale si trova in Cina, e tutte le grandi industrie hanno fornitori lì e in varie altre parti del mondo. Se vogliamo che la manifattura delle piccole medie aziende italiane mantenga la propria competitività e la propria quota di mercato dobbiamo diversificare, continuare ad investire sulla qualità e sulla sua capacità di resilienza e di adattamento.

La questione della responsabilità sociale poi, parlo per noi di BH-Nuovo Pignone ma come Presidente di ACSI sento di rappresentare anche tutti i Soci di ACSI, è dettata dalla nostra particolare vocazione: siamo attori globali ma con una presenza ed una “storia fiorentina” lunga ed importante per cui abbiamo a cuore questo territorio.

A proposito di competitività, cosa deve saper fare un bravo manager oggi?

Deve possedere un toolkit di strumenti tecnici ma anche, e soprattutto, capacità relazionali. In un mondo in cui la produzione segue la logica del “just in time” diviene fondamentale sapersi interfacciare con il Cliente, saper comunicare (e ovviamente la lingua inglese è il primo requisito), saper trasmettere un concetto nel modo giusto. Oggi la qualità di un prodotto o servizio non è solo quella intrinseca del prodotto o servizio ma anche come la si porta al Cliente, il “Customer Care”, la centralità del Cliente. Tra le competenze tecniche poi quelle finanziare sono qualcosa di cui non si può più fare a meno: bisogna essere in grado di comprendere la fattibilità di qualsiasi progetto, indipendentemente dalla sua natura, e se sia in grado di generare ritorno, sempre. Poi in un mondo ed un mercato sempre più connesso, il “bravo manager” deve saper essere un “cittadino globale”, consapevole che eventi anche geograficamente lontani hanno sempre e comunque un effetto sull’attività sua e dell’azienda, deve riuscire a capire ed anticipare i cambiamenti, innovare e proporre innovazione. Infine, ma forse più importante di tutto il resto, saper prendersi cura delle persone e, nel caso dei team leader, saper ottimizzare i talenti e farli crescere.

Com’è cambiato il lavoro negli ultimi 30 anni?

Ricordo ancora quando a metà degli anni ’90 la mia azienda, allora General Electric, dotò tutti di un personal computer e una e-mail. Questo velocizzò la comunicazione e la collaborazione tra uffici in un modo prima impensabile. Oggi ancora di più, rispetto al passato, il lavoro è sempre più un lavoro di squadra perciò bisogna sapersi muovere in team, conoscere cosa fanno gli altri e come con il nostro lavoro possiamo determinare il loro successo, essere consapevoli che questo “nostro lavoro” non finisce dove finiscono i “nostri compiti” ma solo con il raggiungimento degli obiettivi del gruppo.

Investire sulle persone è il segreto?

Io ho una mia particolare visione che tende a raffigurare il lavoro un po’ come se fosse casa e i miei colleghi una famiglia. Un’azienda è una struttura organizzata fatta di persone che collaborano insieme per creare lavoro e generare valore. Credo che i migliori risultati si ottengano quando c’è una forte identità e una altrettanto forte forma di attaccamento, ma questo non è poi un segreto.

Quale augurio porta ai partecipanti della classe in partenza?

Il mio augurio è di fare bene. Abbiamo tutti, noi promotori, docenti e iscritti, una grande responsabilità perchè stiamo facendo una cosa nuova, in un modo nuovo, siamo dei pionieri, e dobbiamo dimostrare che vale la pena proseguire per questa nuova strada.